I continui sbalzi geo-politici dei combustibili fossili derivati dal petrolio e dalla sua estrazione, hanno portato l’opinione pubblica ad orientarsi verso quei combustibili a minor resa termica, ma di più accessibile impatto economico e di facile reperimento sul mercato locale.

Basti pensare che agli inizi del secolo scorso, la prima fonte di generazione calore domestico era la legna ed i sui derivati (camini a legna e stufe a legna).

Proprio la legna ed i derivati dei sui processi di trasformazione, sono ad oggi una valida risposta alle continue richieste di riduzione costi di gestione domestici ed industriali. Tali sistemi affiancati da una buona tecnologia dei materiali ed una precisa regolazione elettronica, permettono di ridurre (a volte dimezzare) i costi di gestione impiantistica.

Ovviamente nel corso degli anni, tali sistemi, in continua evoluzione, hanno ottenuto sempre maggior interesse.

Quando si decide di compiere tali investimenti, occorre sempre analizzare attentamente i fabbisogni termici in gioco, al fine di non incorrere in errori di facile esecuzione ma di difficile risparmio certificato.

Ad oggi esistono sul mercato svariate tipologie di generatori di calore o generatori a biomassa (caldaie a biomassa, camini a legna o pellet, termocamini a legna o pellet, stufe, termostufe, ecc … ) ovviamente la scelta principale si basa su due opzioni :

1) Posizionamento del generatore a biomassa (in locale abitato a vista e di design oppure in locale tecnico)

2) Tipologia di automazione, asservimento al generatore che si vuole prevedere (chi carica la biomassa?)

Proprio il secondo punto, spesso incide sulla scelta del generatore: infatti non tutti sono disposti a dover caricare o stivare della biomassa, all’interno dell’abitazione, per tanto si sceglie di implementare l’automazione di carica o di massimizzare l’efficienza di resa termica del generatore. (sfruttare al massimo la resa della biomassa.

I combustibili a biomassa hanno poi delle rese termiche differenti, per tanto a parità di peso bruciato, la resa termica varia.

 

Dalla tabella a lato si può notare la differenza di resa termica tra i singoli combustibili. Partendo dai fabbisogni termici dell’involucro oggetto di analisi, si può risalire al quantitativo annuo di combustibile necessario e di conseguenza al costo annuale di gestione.

 

 

Nella definizione finale della scelta, concorre poi la tipologia costruttiva del generatore: i generatori, non hanno tutti la stessa resa/rendimento termica/o, per tanto accorgimenti costruttivi e qualitativi volti alla massima captazione del calore generato, implicano minori consumi e minori asservimenti.

A tale proposito esistono tecniche di gassificazione biomassa, recupero temperature dei fumi, pre-asciugatura del combustibile ed altri accorgimenti che, nella vita complessiva del generatore/utilizzo, implicano risparmi importanti.

In ultimo, ma non di meno importante, concorre anche la scelta qualitativa del combustibile utilizzato.